Sequestro conti correnti, il minimo vitale tocca anche agli autonomi

Aprile 19, 2022

Nel caso di sequestro mobiliare il giudice deve comunque valutare il minimo vitale, caso per caso, in base agli elementi che provano la complessiva situazione patrimoniale e reddituale della persona i cui beni sono stati sottoposti a vincolo. Il minimo vitale tocca quindi anche ai lavoratori autonomi. Nel caso di specie, diecimila euro al mese per svolgere la professione di commercialista e di 3000 euro mensili per la famiglia non sono pretese compatibili con il minimo vitale

La vicenda processuale

In sede di appello il Tribunale respinge la richiesta di dissequestro dei conti correnti intestati all'indagato, in quanto non priva il soggetto del minimo vitale anche perché può continuare a svolgere la sua attività e può aprire nuovi conti. Secondo il giudice non può rientrare tra le minime esigenza di vita la necessità di gestire un'attività professionale.

Il ricorrente si appella quindi in Cassazione, ritenendo che il provvedimento di sequestro violi l'art. 2 della Costituzione e il protocollo 1 Cedu, perché non è stato rispettato il principio di proporzionalità nell'applicazione della misura cautelare.

Il ricorrente sostiene che a causa del sequestro ha subito il blocco di tutte le sue disponibilità economiche. L'indagato inoltre trae i suoi guadagni solo dall'attività professionale di commercialista, che verrebbe bloccata interamente dal sequestro.

In secondo luogo, il ricorrente sostiene di non essere più in grado di pagare gli stipendi ai propri dipendenti, nonostante la massima sancita dalla stessa Cassazione, per la quale "la proporzionalità della misura cautelare deve essere valutata oltre che in relazione alle esigenze di vita strettamente personali, anche avendo riguardo alle esigenze lavorative proprie e altrui". Per di più, il Tribunale, nel disporre il sequestro, ha omesso di considerare che la moglie percepisce solo 500 euro al mese, una cifra insufficiente per le necessità di una famiglia di quattro persone.

La pronuncia

La Cassazione rigetta il ricorso ritenendo le censure sollevate del tutto infondate. Questo però, precisa la Cassazione, non significa che, se l'indagato è un lavoratore autonomo, non vi siano dei limiti da rispettare quando si procede al sequestro funzionale alla confisca per equivalente. Nel disporre il sequestro è sempre necessario rispettare i limiti derivanti dai principi di proporzionalità, solidarietà e coerenza.

Conclusioni

Solo l'interessato può evidenziare se, e in che misura, sussiste l'esigenza di un limite al sequestro, in modo da ottenere dal giudice il riconoscimento del cosiddetto minimo vitale. Per individuarlo è necessaria un'analisi della complessiva situazione patrimoniale e reddituale della persona i cui beni sono stati sottoposti a vincolo.

Pertanto "il giudice deve procedere a motivata verifica, sulla base delle allegazioni sottoposte al suo vaglio, della proporzionalità del sequestro preventivo di somme di denaro nella disponibilità dell'indagato con riguardo alla loro provenienza in funzione del quantum necessario a soddisfare le esigenze minime di vita."

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