Sanzioni sproporzionate, anche quelle amministrative rischiano incostituzionalità

Aprile 12, 2022

Una recente sentenza della Corte costituzionale ha aperto nuove prospettive riguardo al sindacato di costituzionalità su sanzioni amministrative. Quest'ultime, se determinate rigidamente, rischiano di essere sproporzionate: non si può multare una piccola sala giochi con la stessa sanzione prevista per un concessionario di pubblici servizi che ha una vasta diffusione o utenza. Ne ha beneficiato un centro scommesse nel Trapanese: non solo, l'importo da pagare è stato cancellato, in quanto la Corte rietiene di non poterlo determinarlo in sostituzione del legislatore

La vicenda

Un bar di Trapani era stato multato per oltre 50mila euro dagli ispettori dell'Agenzia delle dogane e monopoli per aver violato l'obbligo informativo riguardo al gioco d'azzardo patologico. Mancavano le informazioni e comunicazioni che la legge impone di affiggere di esibire all'interno locali. La titolare del bar si era difesa, invocando la buona fede e l'errore di diritto, posto che i locali erano stati ritinteggiati il giorno prima e le pareti risultavano ancora fresche fino alla notte precedente. L'Agenzia aveva confermato la sanzione dopo l'audizione e pertanto la titolare ha presentato ricorso al Tribunale civile di Trapani contro l'ordinanza-ingiunzione. Il giudice ha rinviato la questione alla Corte costituzionale, proprio riguardo all'importo della sanzione.

La pronuncia della Corte costituzionale

Riguardo alle sanzioni penali, la Corte costituzionale ha posto in luce come la «mobilità» (sentenza n. 67 del 1963), o «individualizzazione» (sentenza n. 104 del 1968), della pena – tramite l’attribuzione al giudice di un margine di discrezionalità all’interno di una forbice edittale, così da poterla adeguare alle particolarità della fattispecie concreta – costituisca naturale attuazione e sviluppo di principi costituzionali, tanto di ordine generale (principio d’uguaglianza) quanto attinenti direttamente alla materia penale (sentenza n. 50 del 1980). Pertanto nella determinazione delle sanzioni «si esige la differenziazione più che l’uniformità» (così, ancora, la sentenza n. 104 del 1968). Ciò implica che, in via di principio, previsioni sanzionatorie rigide non appaiono in linea con il “volto costituzionale” del sistema penale. L'unica eccezione, scrive la Corte, può essere costituita da una sanzione ragionevolmente “proporzionata” rispetto all’intera gamma di comportamenti riconducibili allo specifico tipo di reato (sentenze n. 222 del 2018 e n. 50 del 1980).

La Corte applica questo ragionamento anche alle sanzioni amministrative: pure in questo campo, infatti, previsioni sanzionatorie rigide, che colpiscono in egual modo, e quindi equiparano, fatti in qualche misura differenti, devono rispondere al principio di ragionevolezza: un importo fisso impedisce, secondo la Corte, di tener conto della diversa gravità concreta dei singoli illeciti. L’omissione delle formule di avvertimento in schedine o tagliandi di giochi soggetti ad ampia diffusione, è diversa dalle inadempienze relative a sale da gioco o esercizi, violazioni la cui gravità varia in modo rilevante secondo la dimensione e l’ubicazione della sala o dell’esercizio, il grado di frequentazione, il numero di apparecchiature da gioco presenti. Molto importante, scrive la Corte, è anche la circostanza che ci si trovi di fronte a una violazione totale, ovvero solo parziale, degli obblighi previsti. Sulla base di queste argomentazioni la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la sanzione amministrativa fissa di 50.000 euro a carico dei concessionari del gioco e dei titolari di sale giochi e scommesse per la violazione degli obblighi di avvertimento sui rischi di dipendenza dal gioco d’azzardo patologico. Il Tribunale di Trapani non ha potuto far altro che revocare l'ordinanza-ingiunzione disposta dall'Agenzia delle dogane e monopoli di Stato.

Conclusioni

La sentenza ha aperto nuove prospettive sul sindacato di costituzionalità rispetto alle sanzioni amministrative spoporzionate e/o irragionevoli, specie quando queste siano applicate in misura fissa. Dato che tocca al legislatore stabilire una nuova sanzione nel rispetto della Costituzione, con i relativi limiti minimo e massimo, un'importante conseguenza a favore del soggetto ricorrente diventa la cancellazione della sanzione. Secondo la Corte infatti, spetta al legislatore di provvedere, dopo la pronuncia della Corte, alla rimodulazione della disciplina. Tale principio, scrive la Corte, può fare eccezione in quei casi-limite in cui l’eliminazione pura e semplice della norma sanzionatoria provochi «insostenibili vuoti di tutela». Non era questo il caso, secondo la Corte, perché le condotte sanzionate dalla norma censurata erano "sensibilmente antecedenti la concreta offesa all’interesse protetto", trattandosi di inosservanze a obblighi informativi.

Studio legale Lucia, avvocati specializzati in materia civile, commerciale e in diritto amministrativo
info@studiolegalelucia.com
06 69922319 (Roma) - 091 340170 (Palermo)
Largo Chigi n.5, Roma, 00187
Via Marchese di Villabianca n.126, Palermo, 90143
Contatti
Copyright 2007 - 2021 © Studio Legale Lucia
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram