Sale giochi e scommesse, il rilascio della licenza è di fatto insindacabile

Febbraio 28, 2022

Il rilascio delle licenze di pubblica sicurezza, di competenza della questura, è altamente discrezionale. Per il Tar di Palermo la decisione della questura risulta sindacabile solo in caso di gravi vizi, quali abnormità, palese contraddittorietà, irragionevolezza e travisamento dei fatti. Secondo il giudice ammnistrativo ai fini dell'annullamento della revoca della licenza non rilevano nè la revoca del procedimento cautelare nè il successivo mancato rinvio a giudizio del titolare della licenza revocata

La vicenda

La questura di Palermo, senza rilevare alcuna incompatibilità ex artt. 10 e 11 del T.U.L.P.S., aveva già rilasciato le licenze - relative alla gestione di centri scommesse ippici e sportivi - al soggetto ricorrente, pronto ad aprire due punti di gioco. Quest'ultimo risultava già indagato da due anni in un procedimento penale relativo ai reati di cui agli artt. 110, 512 bis e 416 bis comma 1 del Codice penale. Il soggetto, confidando nella licenza appena ottenuta, aveva preso diversi impegni e obbligazioni con vari fornitori, con il proposito di ripagare i debiti una volta partita l'attività e aver generato i primi ricavi.

Dopo tre anni di indagini e dopo un anno dal rilascio della licenza, il gip aveva disposto gli arresti domiciliari per il ricorrente. Come conseguenza del provvedimento cautelare, la questura aveva revocato le licenze per la gesitone delle sale da gioco. Il Tribunale del Riesame, su richiesta del ricorrente, aveva poi revocato tale misura cautelare. Successivamente il gip, su richiesta del pubblico ministero, aveva disposto l'archiviazione del procedimento a carico del ricorrente perché la notizia di reato era stata ritenuta infondata per insufficienza di prove a sostegno dell'accusa.

Il ricorrente ha chiesto, due volte, il rilascio della licenza che gli era stata revocata. La prima richiesta era stata presentata e rifiutata a seguito del ritiro del provvedimento di arresti domiciliari. La seconda istanza è stata presentata dopo l'archiviazione vera e propria del procedimento penale.

L'orientamento della questura

La questura di Palermo nega la connessione con il procedimento penale e si rifà all'orientamento espresso dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana: per l'alto tribunale amministrativo regionale ai fini della revoca della licenza è sufficiente "un giudizio ampiamente probabilistico risultante da valutazioni discrezionali che sono sindacabili dal giudice amministrativo solo sotto profili di manifesta illogicità".
Il ricorrente, secondo la questura, sarebbe stato "esposto a un sistema di condizionamenti e infiltrazioni incompatibili con la necessaria irreprensibilità che si pretende debba sussistere in capo a colui che debba gestire attività economiche in grado di influire sul mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica".

La pronuncia del Tar

Anche il Tribunale amministrativo regionale ha poi respinto la domanda cautelare del ricorrente, volta a riottenere la licenza. I provvedimenti della questura, scrive il giudice amministrativo, sono discrezionali e censurabili solo in caso di gravi vizi quali abnormità, palese contraddittorietà e irragionevolezza e travisamento dei fatti. Al contrario, la decisione della questura di non concedere la licenza appare al Tar fondata su ragionevoli dubbi sull'irreprensibilità del ricorrente. Quest'ultimo risulterebbe infatti esposto a un sistema di condizionamenti e di infiltrazioni (se pur irrilevanti nel procedimento penale) riferibili alla criminalità organizzata.

Conclusioni

L'orientamento attuale della giurisprudenza amministrativa riguardo alle autorizzazioni di pubblica sicurezza suscita alcune perplessità: attribuisce all'Autorità di pubblica sicurezza un giudizio assolutamente discrezionale sulla personalità del richiedente e sul suo grado di affidabilità. Quest'ultime devono essere compatibili con i riflessi che l'attività oggetto di licenza può avere sull'ordine pubblico e la sicurezza: per una persona incensurata anche un grado di parentela può costare la licenza.

Studio legale Lucia, avvocati specializzati in materia civile, commerciale e in diritto amministrativo
info@studiolegalelucia.com
06 69922319 (Roma) - 091 340170 (Palermo)
Largo Chigi n.5, Roma, 00187
Via Marchese di Villabianca n.126, Palermo, 90143
Contatti
Copyright 2007 - 2021 © Studio Legale Lucia
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram