Procura, il mandato può continuare anche dopo decesso o cancellazione del cliente

Giugno 3, 2022

La Cassazione ha chiarito che per il difensore persiste la legittimità a impugnare sentenze e provvedimenti riguardanti una parte che è venuta meno nel processo senza che l'evento fosse stato dichiarato dallo stesso difensore

La vicenda

Il caso parte dall’opposizione contro un decreto ingiuntivo ottenuto da una società per la fornitura di sanitari e un servoscala da installare. L’opposizione veniva rigettata dal Tribunale ma durante il giudizio di primo grado, la società che riceveva l'opposizione si cancellava dal registro delle imprese e il procuratore di quest’ultima non dichiarava in giudizio l’intervenuta cessazione delle attività. Contro la sentenza del Tribunale, che respingeva l'opposizione, l’originario debitore proponeva appello notificandolo al procuratore della società opposta.

Il procedimento veniva però dichiarato inammissibile dalla Corte di appello, poiché la notifica era stata destinata ad soggetto - la società - non evocabile in giudizio perché non più esistente. Secondo i giudici l’inammissibilità non poteva essere superata dalla costituzione del socio o degli eredi dell'altro socio nelle more deceduto. Per la Corte non rilevava nemmeno che la notifica dell'appello fosse stata effettuata al difensore costituito in primo grado e ciò come conseguenza dell’intervenuta estinzione della società non dichiarata in giudizio.

Pertanto, l’originario debitore ingiunto investiva della questione la Corte di Cassazione, ritenendo la notifica del gravame di merito a quest'ultimo rituale e legittima, in ragione dell'ultrattività del mandato, rilasciato "per ogni stato e grado del giudizio". Il debitore ricorreva anche contro la valutazione della Corte d'Appello che non aveva ritenuto correttamente integrato il contraddittorio con la costituzione dei soci e dei loro eredi.

La pronuncia

La Cassazione ha accolto il ricorso e lo ha rinviato alla Corte di appello di provenienza. Gli Ermellini hanno osservato che l'omessa dichiarazione della morte o della perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore comporta, vista l'ultrattività degli effetti di quel tipo di procura, anche la continuità del relativo mandato difensivo. L'avvocato e procuratore continuerà quindi a rappresentare la parte come se l'evento stesso non si fosse verificato. La posizione giuridica della parte rappresentata, rispetto alle altre parti e al giudice, nella fase attiva del rapporto processuale, rimane quindi stabile. E tale stabilità persiste anche nelle fasi successive di quiescenza o eventuale riattivazione del giudizio dovuta alla proposizione dell'impugnazione.

Conclusioni

La notifica della sentenza al procuratore ex art. 285 c.p.c. può legittamente far decorrere il termine per l'impugnazione nei confronti della parte deceduta o del rappresentante legale di quella divenuta incapace.

Lo stesso procuratore, se originariamente munito di procura alle liti valida per gli ulteriori gradi del processo, è legittimato a proporre impugnazione in rappresentanza della parte che, deceduta o divenuta incapace, va considerata, nell'ambito del processo, tuttora esistente come tale e capace. Non può, invece, ha osservato la Suprema Corte, proporre ricorso per Cassazione, per il quale è richiesta la procura speciale.

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